Non so cosa ho pensato di fare quando ho preso la decisione di partire.
Non so cosa ho pensato di fare quando ho preso la decisione di restare qui per un po'.
Sembra ieri:
la proposta di una tesi all'estero
il primo colloquio in inglese a telefono
il panico
la partenza immediata, nel nulla, verso nuove avventure in terre lontane
la ricerca di un modo per restarci,
il ritorno a casa,
la laurea che non mi sono goduta nemmeno un po',
una nuova partenza con la valigia colma di speranza,
una speranza che immediatamente il vento ha spazzato via,
la sofferenza nello svegliarsi e vivere una vita che non si vuole
binge
binge
binge
(and repeat)
kg accumulati
i giudizi della gente
le dimissioni
i litigi con mio padre per aver lasciato un lavoro
una nuova partenza
un nuovo inizio in un nuovo paese,
un nuovo progetto,
la felicità di fare quel che voglio,
e poi l'autunno colorato di arancio
e poi il freddo
e poi la neve
le cadute in bici
la lotta per farmi accettare dalle persone del posto
il freddo cane
la pioggia incessante
l'eterno grigio
il vento continuo
la scoperta di essere fottutamente metereopatica
la palestra
i nuovi corsi
i primi risultati a lavoro!
la prima conferenza
le birre
il cioccolato
i primi incontri con altri italiani stanchi come me.
E' giugno:
pioggia
14 gradi
vento
un cuore spezzato
risultati parziali
procrastinare
noia
peso ancora troppo alto
la sensazione di essere bloccati.
La decisione di partire, di scoprire, di provare, dettata dalla mia curiosità mi ha portata lontana da casa, lontana dai miei cari, dal sole, dai miei amici, da tutto quel mondo che consideravo mio.
Si parte con la speranza che un giorno al tuo ritorno trovi tutto come prima.
Con la speranza che la tua vita precedente sia stata solo messa momentaneamente in pausa, solo qualche anno, che sarà mai?!
Inconsciamente la frase "tornero alla fine del dottorato" non ti fa andare con tutta te stessa. Non riesci a muovere tutto il tuo corpo e le tue emozioni. Si rimane sempre ancorati nella speranza di tornare. Al punto che si vive una vita passeggera. Una vita momentanea.
Una vita senza sapere cosa voglia dire la parola casa.
Pensi inconsciamente che tanto poi torni a Casa.
Passano i mesi e gli anni e ti rendi conto che invece la vita che avevi va avanti facendo a meno di te. Che vieni rimpiazzata, dimenticata, ricordata, invidiata, ma che quando torni sei di troppo. Sei quella che non c'è mai. Quella che manca alle cerimonie importanti, quella che puoi chiamare ma ha troppo lavoro. Quella che ha i soldi per andarsene in vacanza ma noi no, non sai qui in Italia come stiamo messi?!
Ripensandoci forse non sarei partita, non sarei rimasta, non avrei cambiato la mia vita cosi tanto. Ho perso la mia comfort zone, il porto sicuro in cui pensavo di ritornare passati questi 4 anni immediatamente sembra non essere più accessibile.
Ed è come se l'avessi capito all'improvviso, come una doccia fredda in questo freddo giugno.
E l'ho capito quando ho visto la sua foto con un'altra.
(Come se io non mi fossi rifatta una vita, Come se poi io avessi voluto tornare indietro! Io, che ho distrutto tutto da me)
Il mio cuore si è spezzato in mille pezzi ed ho iniziato a considerare tutto questo come un errore. Ho sbagliato tutto. Ho preso troppe decisioni che mi hanno portato via la mia vecchia oasi di pace.
Sono grata per il mio lavoro qui, per tutte le opportunità che sto avendo.
Ma ne vale davvero la pena? In 3 anni sarà davvero cosi importante?
Puntavo alla libertà, invece avevo bisogno di ancore.
Non so cosa ho pensato di fare quando ho preso la decisione di restare qui per un po'.
Sembra ieri:
la proposta di una tesi all'estero
il primo colloquio in inglese a telefono
il panico
la partenza immediata, nel nulla, verso nuove avventure in terre lontane
la ricerca di un modo per restarci,
il ritorno a casa,
la laurea che non mi sono goduta nemmeno un po',
una nuova partenza con la valigia colma di speranza,
una speranza che immediatamente il vento ha spazzato via,
la sofferenza nello svegliarsi e vivere una vita che non si vuole
binge
binge
binge
(and repeat)
kg accumulati
i giudizi della gente
le dimissioni
i litigi con mio padre per aver lasciato un lavoro
una nuova partenza
un nuovo inizio in un nuovo paese,
un nuovo progetto,
la felicità di fare quel che voglio,
e poi l'autunno colorato di arancio
e poi il freddo
e poi la neve
le cadute in bici
la lotta per farmi accettare dalle persone del posto
il freddo cane
la pioggia incessante
l'eterno grigio
il vento continuo
la scoperta di essere fottutamente metereopatica
la palestra
i nuovi corsi
i primi risultati a lavoro!
la prima conferenza
le birre
il cioccolato
i primi incontri con altri italiani stanchi come me.
E' giugno:
pioggia
14 gradi
vento
un cuore spezzato
risultati parziali
procrastinare
noia
peso ancora troppo alto
la sensazione di essere bloccati.
La decisione di partire, di scoprire, di provare, dettata dalla mia curiosità mi ha portata lontana da casa, lontana dai miei cari, dal sole, dai miei amici, da tutto quel mondo che consideravo mio.
Si parte con la speranza che un giorno al tuo ritorno trovi tutto come prima.
Con la speranza che la tua vita precedente sia stata solo messa momentaneamente in pausa, solo qualche anno, che sarà mai?!
Inconsciamente la frase "tornero alla fine del dottorato" non ti fa andare con tutta te stessa. Non riesci a muovere tutto il tuo corpo e le tue emozioni. Si rimane sempre ancorati nella speranza di tornare. Al punto che si vive una vita passeggera. Una vita momentanea.
Una vita senza sapere cosa voglia dire la parola casa.
Pensi inconsciamente che tanto poi torni a Casa.
Passano i mesi e gli anni e ti rendi conto che invece la vita che avevi va avanti facendo a meno di te. Che vieni rimpiazzata, dimenticata, ricordata, invidiata, ma che quando torni sei di troppo. Sei quella che non c'è mai. Quella che manca alle cerimonie importanti, quella che puoi chiamare ma ha troppo lavoro. Quella che ha i soldi per andarsene in vacanza ma noi no, non sai qui in Italia come stiamo messi?!
Ripensandoci forse non sarei partita, non sarei rimasta, non avrei cambiato la mia vita cosi tanto. Ho perso la mia comfort zone, il porto sicuro in cui pensavo di ritornare passati questi 4 anni immediatamente sembra non essere più accessibile.
Ed è come se l'avessi capito all'improvviso, come una doccia fredda in questo freddo giugno.
E l'ho capito quando ho visto la sua foto con un'altra.
(Come se io non mi fossi rifatta una vita, Come se poi io avessi voluto tornare indietro! Io, che ho distrutto tutto da me)
Il mio cuore si è spezzato in mille pezzi ed ho iniziato a considerare tutto questo come un errore. Ho sbagliato tutto. Ho preso troppe decisioni che mi hanno portato via la mia vecchia oasi di pace.
Sono grata per il mio lavoro qui, per tutte le opportunità che sto avendo.
Ma ne vale davvero la pena? In 3 anni sarà davvero cosi importante?
Puntavo alla libertà, invece avevo bisogno di ancore.
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